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LO SPAZIO ARTIGIANO



I NOSTRI IMPRENDITORI ARTIGIANI AL SALONE DEL MOBILE DI MILANO

1) Quali sono le vostre impressioni sulla fiera? Venite tutti gli anni al Salone?

2) Rispetto alle ultime tendenze nel vostro settore e ai prodotti della vostra azienda, quali novità presentate al Salone del Mobile? 

3) Come approcciate il tema della sostenibilità? Quali sono le vostre strategie a riguardo?

4) Quali sono le principali sfide per la vostra azienda in questo momento (es. carenza materie prime, costo dell’energia, guerra in Ucraina, etc) e come le affrontate? 

 

 

MARZORATI S.R.L.

Via Cervino, 10/G, Figino Serenza

Tel. 031780286

info@marzorati.com

 

Salvatore Marzorati, socio

 

L’azienda nasce nel 1960 con mio padre, è un’impresa a carattere familiare e lavoriamo nel comparto del mobile classico, facendo lavorazioni a progetto tutte su misura, finiture comprese. Partecipiamo sempre al Salone del Mobile, da più di 50 anni di seguito: si tratta dell’evento principale per far conoscere la nostra azienda e le sue lavorazioni agli stranieri, l’obiettivo è farsi conoscere e realizzare ordini, perché il nostro è un prodotto di nicchia, che vendiamo per oltre il 90% su mercati esteri. Il mercato dove siamo presenti in modo più costante è quello americano; lavoravamo tanto anche con Russia e Ucraina, che purtroppo ora sono venuti meno, ma operiamo molto anche in paesi europei come Francia, Regno Unito e Germania. 

Come detto, facciamo principalmente mobile classico, ma per il mercato degli Stati Uniti abbiamo anche una linea più giovanile, che soddisfa meglio il gusto americano. È un mercato dove ci sono veri e propri amanti del mobile italiano, per cui avere un mobile italiano è un fattore di grande prestigio. Il discorso del Made in Italy è molto sentito sull’arredamento e sulla moda, per cui sono inevitabilmente legati: se uno stilista importante lancia un colore per un anno, questo si riflette anche sul colore delle imbottiture che noi realizziamo. Moda e arredamento si riflettono quindi, e per noi è importante seguire questi andamenti. 

Il Salone di quest’anno è stato un esperimento: dopo lo stop bisognava partecipare, i clienti con capacità di spesa vengono a Milano, e naturalmente noi siamo anche vicini geograficamente. Il Salone per noi è stato un po’ sottotono per quanto riguarda l’estero: il classico è un settore particolare e non c’è stato grande afflusso, ha pesato soprattutto l’assenza di russi e ucraini e anche quella dei cinesi, che non sono venuti a causa delle misure anti-Covid molto restrittive al rientro in patria. Come ordini si è quindi visto che era una fiera della ripresa, ma era giusto iniziare da qui per ripartire: gli strumenti digitali, come l’e-commerce, possono certamente servire, ma soprattutto per lavorazioni su misura è fondamentale incontrarsi di persona con clienti, architetti e rivenditori. I rapporti sono fondamentali in questo caso, così che possano vedere di persona quello che sappiamo fare. 

In questi mesi una sfida per noi è stata senza dubbio quella delle materie prime: l’aumento minimo è stato di almeno il 30%. Rispetto poi al tema della sostenibilità, innanzitutto ci affidiamo a fornitori molto attenti, con certificazione apposite. E poi come produzione ci sforziamo di realizzare prodotti che durino il più a lungo possibile, siano imbottiti o mobili normali. Su questo ci viene in aiuto anche la qualità elevata delle materie prime che usiamo, che sono materiali fatti per durare. La selezione di questi è infatti fondamentale in un’ottica di sostenibilità del prodotto e di allungamento del suo ciclo di vita. 

In azienda siamo 3 soci, ci sono poi due amministratori “senior”: uno è mio padre, da cui abbiamo ancora da imparare. Abbiamo anche un dipendente e un tirocinante di Enaip, che andremo presto ad assumere a tempo indeterminato. Ne cerchiamo altri per ringiovanire l’azienda. Noi siamo una realtà dove molte lavorazioni vengono per forza fatte a mano: questo ragazzo in particolare veniva da un’altra esperienza, più industriale, ed è molto contento di quello che sta facendo perché dice che da noi impara di più e che il lavoro è molto più diversificato, si vedono cose sempre diverse. 

 

 

EMMEMOBILI 

Via Torino 29, Cantù

Tel. 031710142

emmemobili@emmemobili.it

 

Daniele Tagliabue, titolare

 

Il Salone del Mobile di quest’anno è andato bene, anche se si è vista meno gente delle edizioni pre-pandemia. Noi partecipiamo al Salone tutti gli anni, e ogni edizione portiamo 7 o 8 nuovi modelli. La nostra azienda è nata nel 1879, l’ha iniziata il mio bisnonno e oggi i miei nipoti rappresentano la 5 generazione, in totale siamo in 35 persone a lavorare. I nostri clienti vengono da tutto il mondo, siamo particolarmente presenti poi in aree come il Nord Europa e gli Stati Uniti. Anche i clienti russi per noi erano importanti, evidentemente le vendite ora sono calate in modo verticale. 

Ormai per le aziende è imperativo lavorare sempre più in modo ecologico ed ecocompatibile. Per esempio adesso c’è il problema dell’aumento del costo dell’energia: stiamo allora pensando di installare pannelli fotovoltaici in azienda, per cercare di abbattere le spese e allo stesso tempo favorire la sostenibilità ambientale della produzione.

Oggi c’è anche il noto problema delle materie prime, anche se rispetto ai mesi invernali la loro reperibilità è più agevole. Alcuni fornitori sono venuti meno, quelli russi in primis, però riusciamo a sostituirli con altri, per esempio del Nord America. Sono certamente aumentati i prezzi dei materiali, ma il problema più grande è quello dell’aumento dell’energia: il costo dei componenti alla fine segue il mercato e si riesce a recuperare dal cliente finale, più difficile invece è recuperare l’aumento di spesa per far andare i macchinari e sostenere tutte le altre attività dell’azienda. 

Il settore dell’arredamento sta in ogni caso continuando a vivere in questi mesi un momento di boom economico. In parte, come è noto, c’è una dimensione di cambiamento delle abitudini dovute alla pandemia che ha trainato molto la domanda; dall’altra parte io penso che la ragione stia nel fatto che l’Italia è l’unico paese manifatturiero di alta qualità, e riscuote infatti grande riconoscimento a livello internazionale anche in altri settori. In questo il Salone del Mobile conferma il suo ruolo di principale fiera di riferimento per l’arredamento: a noi come azienda basta essere presenti al Salone, non abbiamo bisogno di andare a fiere in altri paesi, a riprova del prestigio di carattere mondiale della manifestazione milanese. 

 

 

GALBIATI FRATELLI S.N.C.

Via Paganella, 20/B, Cantù

Tel. 031712047

galbiati@galbiatifratelli.it

 

Lucio Galbiati, titolare

 

La nostra azienda partecipa al Salone del Mobile dal 2013, è importante per incontrare nuovi clienti esteri del contract e interessati a lavori su misura. Il settore del mobile classico quest’anno ha visto poco afflusso, mancavano i russi e i cinesi e si sono visti pochi buyer arabi, ma i visitatori che sono passati hanno dimostrato un buon interesse e in questi giorni stiamo già facendo dei preventivi. 

La nostra impresa è specializzata nella lavorazione del metallo e ci occupiamo principalmente di arredo su misura e balaustre, sia per privati che per designer e contract. L’azienda è stata fondata da mio papà nel 1963: all’inizio ci rivolgevamo al mercato italiano, poi a partire dagli anni 2000 abbiamo iniziato a lavorare con l’estero e oggi vendiamo praticamente in tutto il mondo. I titolari siamo io e mio fratello, con 10 dipendenti. 

Il nostro è un prodotto di lusso e di nicchia: facciamo tutto in metallo. La particolarità del prodotto e la materia prima che utilizziamo ci ha agevolato per quanto riguarda il tema oggi sotto la luce dei riflettori della sostenibilità. Non abbiamo per esempio le complicazioni del legno, dove bisogna prestare molta attenzione alla provenienza o alle colle utilizzate. Non siamo quindi di fronte a lavorazioni dal forte impatto ambientale, e questo ci permette di soddisfare i requisiti e gli standard molto elevati previsti dalle politiche europee, che spesso nelle altre parti del mondo non vengono neanche lontanamente presi in considerazione. 

Inoltre trattandosi di un prodotto di alta fascia non abbiamo problemi nel reperire i materiali migliori, con tutti i requisiti e le certificazioni necessarie, né abbiamo bisogno di risparmiare sugli imballaggi. Il nostro obiettivo è proprio quello di rimanere sul mercato con un prodotto di alto livello, cercando di far capire sempre di più alle persone il valore che rappresenta una lavorazione artigianale di alta qualità.

 

 

FRIGERIO POLTRONE - DIVANI SRL

Corso Brianza 21, Mariano Comense

Tel. 0315481225 - Cell. 3355464842

frigeriosalotti@frigeriosalotti.itwww.frigeriosalotti.it  

 

Gianmaria Frigerio, supply chain manager

 

Il core business di Frigerio è l’imbottito: divani, poltrone, pouf, letti e tutto ciò che attiene alla zona living e la zona letto, quindi anche tavoli, tavolini e complemento. L’azienda è stata fondata nel 1938 da mio nonno, e siamo oggi alla 3° generazione. Mio papà Gianfranco Frigerio è il Ceo, io e i miei fratelli ci occupiamo invece di cose diverse: Gilberto segue la parte commerciale, Riccardo è l’architetto e io seguo la parte di gestione dei fornitori. La nostra è quindi un’azienda familiare a tutti gli effetti, che conta oggi 35 persone impiegate e ha recentemente aperto la sua nuova sede a Mariano Comense. 

Il Salone del Mobile è un appuntamento imperdibile per noi, trattandosi dell’evento internazionale più importante al mondo per il nostro settore, dove tutti gli anni si ritrovano tutti i big player mondiali. L’affluenza quest’anno è stata in calo per l’assenza di cinesi e russi. Qualcuno si è visto, ma il grosso non è venuto. Abbiamo invece riscontrato una buona affluenza di visitatori da India, Usa e Australia. Rispetto al 2019 parlano di un -10%, tenuto conto che quella era stata l’edizione record, non è male come risultato, per noi è comunque andata bene. 

In particolare, abbiamo portato al Salone due stand: uno dedicato alla nostra linea glamour, Vittoria Frigerio, che è nata qualche anno fa ed è più ricercata nel gusto, tendenzialmente è più rivolta a mercati come quello arabo e cinese, anche se riscuote successi anche in altri paesi; l’altro era invece dedicato alla tradizionale linea Frigerio, quella con cui siamo nati e che continuiamo a portare avanti. Abbiamo un listino con una nostra linea di nostri prodotti con cui ci presentiamo sul mercato, poi naturalmente a seconda delle esigenze dei clienti siamo pronti a fare lavorazioni su misura: lavoriamo soprattutto con Europa, Russia e Usa, anche se poi abbiamo clienti in tutto il mondo. 

L’inizio del 2022 era stato particolarmente promettente, c’è stata poi purtroppo una frenata e un ridimensionamento. L’aumento di prezzo delle materie prime è un problema per noi che lavoriamo con listini di prodotti: gli aumenti sono mensili e cambiano in modo significativo di mese in mese. 

La nostra sfida oggi è proporre un prodotto innovativo che sia al tempo stesso definizione di una nostra propria identità. Non ci focalizziamo quindi solo sul prodotto, ma il nostro intento è quello di andare a proporre un’intera area di gusto Frigerio. Per fare questo abbiamo attivato collaborazioni con architetti importanti di fama internazionale con cui abbiamo la fortuna di lavorare, come Christoffe Pillet, Ferruccio Laviani, Federica Biasi, Umberto Asnago, Riccardo Frigerio, Front, Oscar e Gabriele Buratti.

Come azienda siamo molto attenti al tema della sostenibilità e facciamo questo in un duplice aspetto: in primis siamo molto orientati al verde in generale. Per fare un esempio, il nostro nuovo stabile, che ha una superficie di oltre 11.000 mq, accoglie il visitatore in un ambiente luminoso adornato con piante ricercate che lo accompagnano fin dall’ingresso. Proprio in questo periodo stiamo anche valutando la possibilità di installare pannelli fotovoltaici sull’edificio, a riprova della particolare attenzione per il tema. Il secondo aspetto è che ci sforziamo di fare prodotti che durino il più a lungo possibile nel tempo: in questo modo il ciclo di produzione risulta avere un impatto ambientale molto meno oneroso rispetto a lavorazioni low-cost, che dopo appena tre o quattro anni devono essere necessariamente sostituite e rifatte.


A cura di Filippo Gerbino